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Clima: effetti dannosi ungulati da innalzamento temperature

Scritto da il 21 Giugno 2021

L’innalzamento delle temperature produce effetti dannosi alla fauna dell’arco alpino, al punto che gli adattamenti comportamentali delle specie, a lungo andare, potrebbero non essere sufficienti a garantirne la piena capacità riproduttiva. Lo studio sull’impatto del cambiamento climatico sull’arco alpino è stato condotto dal Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente dell’Università di Padova e Dipartimento Biodiversità e Ecologia molecolare del Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione Edmund Mach, ed è stato pubblicato su “Ecology Letters”, tra le più importanti riviste internazionali di settore.

La ricerca, coordinata da Maurizio Ramanzin del Dipartimento Dafnaedell’Università di Padova, e da Francesca Cagnacci della Fondazione Edmund Mach, è stata condotta dal 2010 al 2017 nell’area dolomitica della Marmolada, su 24 femmine di stambecco in età riproduttiva. Utilizzando i sensori apposti sugli animali è stato rilevato che, sulla Marmolada, l’innalzamento delle temperature spinge gli stambecchi a cambiare i loro orari di pascolamento e a spostarsi verso quote altimetriche maggiori, che possono raggiungere i 2.600-2.800 metri in piena estate. I ricercatori si sono concentrati anche sui ritmi di attività giornalieri estivi scoprendo che gli stambecchi modulano i picchi di attività alimentare in funzione della temperatura: nelle giornate più calde, gli animali si nutrono prevalentemente intorno all’alba e al tramonto, mentre trascorrono le ore centrali riposando a quote più elevate e fresche.

“Nel corso del studio, infatti – sottolinea Francesca Cagnacci – queste temperature sono state raggiunte per una media di 16 giorni durante l’estate. Secondo le proiezioni climatologiche, in pochi decenni questo valore soglia verrà superato per ben 50 giorni nel periodo estivo”. Lo spostamento verso l’alto è limitato dalla composizione tipica delle Dolomiti, caratterizzate da aree povere di vegetazione e pareti rocciose a quote relativamente basse, a differenza delle Alpi Occidentali, che offrono disponibilità di praterie d’alta quota dove gli stambecchi possono contemporaneamente alimentarsi e ripararsi dal caldo. Inoltre, l’esposizione sempre maggiore a giornate di caldo intenso potrebbe ulteriormente spostare i picchi di attività di foraggiamento in orario notturno. In queste condizioni le femmine riproduttive, che hanno i capretti al seguito, potrebbero faticare a spostarsi e a reperire le risorse di cui hanno bisogno.


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