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Sulle Alpi i fossili di tre antichi rettili marini giganti

Scritto da il 29 Aprile 2022

Appartengono a tre ittiosauri, ovvero tre antichi rettili marini giganti vissuti circa 205 milioni di anni fa, i resti fossili riemersi dalle Alpi svizzere a 2.800 metri di quota. Tra i reperti, oltre a frammenti di costole e vertebre, c’è anche il più grande dente di ittiosauro mai trovato, con una radice del diametro di 6 centimetri. Lo studio è pubblicato su Journal of Vertebrate Paleontology dai ricercatori delle università di Bonn e Zurigo.

I risultati aggiungono nuovi importanti elementi per ricostruire la vita di questi misteriosi giganti del passato, tra gli animali più grandi mai vissuti sulla Terra.

Non deve sorprendere che i resti siano stati trovati sulle Alpi, perché le formazioni rocciose che ora si trovano in quota, un tempo costituivano il fondale del grande oceano Tetide. Non a caso “il giacimento fossile più ricco è quello di Besano-Monte San Giorgio, al confine tra la provincia di Varese e il Ticino: è lì che nel 1993 abbiamo trovato i resti di Besanosaurus, un ittiosauro lungo 5,5 metri”, ricorda Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo di Storia Naturale di Milano. “Quell’esemplare vissuto 240 milioni di anni fa era in un certo senso l’antenato dei tre esaminati nel nuovo studio”. In poco più di 30 milioni di anni, questi rettili marini sono evoluti aumentando le loro dimensioni, fino a raggiungere l’apice del loro gigantismo alla fine del Triassico, con esemplari lunghi anche più di 20 metri.

“Finora gli esemplari più completi sono stati trovati in America, ma questo ritrovamento sulle Alpi ci suggerisce la possibilità che avessero una distribuzione più globale”, spiega Dal Sasso. “Avere grandi dimensioni è vantaggioso perché permette di salire di livello nella catena alimentare e di mantenere meglio la temperatura corporea”, spiega il paleontologo. Resta però ancora il mistero di come si nutrissero questi giganti, che finora molti pensavano fossero sdentati un po’ come la balenottera azzurra. Lo studio del dente da record trovato sulle Alpi (leggermente rivolto all’indietro) fa pensare che servisse a predare calamari.


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