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Industria della neve a rischio

Scritto da il 15 Novembre 2021

La posta in gioco è alta: l’industria del turismo invernale dà lavoro a centinaia di famiglie ed ha ricadute su tutti i comparti dell’economia. Ma a 15 giorni dall’avvio l’Alto Adige si trova in una situazione a dir poco complicata. Nonostante gli enormi sforzi fatti dall’Asl, siamo i meno vaccinati d’Italia (il 78,3% contro l’83,9% a livello nazionale) e con i dati peggiori per quanto riguarda i contagi e i malati ricoverati in ospedale. Ciò perché non solo abbiamo un numero preoccupante di no-vax, ma rispettiamo anche meno le regole anti-Covid. Questa combinazione – è stato detto l’altra sera nel corso dell’incontro convocato dal governatore Kompatscher con le categorie economiche e i sindacati – è letale. Perché sta mettendo in ginocchio la sanità costretta a trascurare le altre patologie non urgenti, per curare i malati Covid.

Dal numero di occupazione dei posti letto in ospedale e in terapia intensiva dipende il passaggio prima in zona gialla e poi in arancione che comporterebbe la chiusura di attività e lo stop alla stagione turistica.

Di qui l’appello del governatore alle parti sociali, in una parola a tutta la società, a fare di più. Significa: vaccinazione, applicazione rigorosa delle norme anti-Covid, intensificazione dei controlli sul Green Pass. Che evidentemente non tutti fanno – in particolare nelle vallate – se a fronte di circa 35 mila lavoratori altoatesini non vaccinati, si effettuano in media solo tra gli 8 e i 10 mila tamponi al giorno.


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