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Vaccini anti Covid, si cerca una nuova strategia

Scritto da il 7 Agosto 2021

Una nuova strategia per combattere il virus SarsCoV2, con vaccini che riescano a bloccarlo già nelle sue principali vie d’ingresso nell’organismo, le mucose. E’ questa la nuova direzione della ricerca alla quale si comincia a pensare, sulla scia di un’analisi pubblicata sulla rivista Nature da Ed Lavelle e Ross Ward, entrambi del Trinity College di Dublino. Certamente i tempi di realizzazione dei nuovi vaccini non sono ancora maturi, ma l’attenzione del mondo scientifico è alta.

Secondo i due ricercatori del Trinity College di Dublino sono ormai mature le conoscenze sulla risposa immunitaria nelle mucose e quelle sulle sostanze adiuvanti, capaci cioè di potenziare l’azione dei vaccini. Di conseguenza, osservano, diventa possibile mettere a punto vaccini capaci di stimolare l’immunità nelle mucose contro il virus SarsCoV2, ma anche contro alcune forme di tumore.

“Tutte le piattaforme vaccinali usate finora sono iniettabili per via intramuscolare e portano a una risposta in termine di produzione di anticorpi e di linfociti T memoria a livello sistemico e non a livello locale nella porta di ingresso del virus”, osserva il virologo Francesco Broccolo, dell’Università di Milano Bicocca. Gli attuali vaccini anti Covid-19, somministrati con un’iniezione intramuscolare, agiscono infatti stimolando l’immunità nel sangue e quindi in modo sistemico, nell’intero organismo.

“Questo significa – aggiunge Broccolo – che gli attuali vaccini anti SarsCoV2 non stimolano la risposta immunitaria a livello delle mucose. Di fatto, quindi, non bloccano la porta di ingresso del virus, di conseguenza non sono molto efficaci per ridurre l’infezione e la trasmissione”. Si spiega così il fatto che “circa il 30% di vaccinati si infetta anche dopo una doppia dose”.

Anche per l’infettivologo Stefano Vella, dell’Università Cattolica di Roma, “non è strano che qualche immunizzato si sia reinfettato: era atteso. Anche chi si è vaccinato può prendere il virus senza stare male”. Questo accade perché, “nel momento in cui il virus riesce a infettare le mucose il sistema immunitario si riattiva, ma impiega comunque un po’ di tempo per raggiungere il virus nel suo punto di ingresso, e intanto il virus si moltiplica”.

Per questo motivo, secondo i due esperti, si dovrebbe guardare all’esperienza fatta in passato contro il virus dell’influenza del tipo H1N1 responsabile della pandemia del 2009. “I vaccini che si somministravano come spray nasale erano particolarmente adatti a bloccare l’ingresso del virus nelle mucose”, dice Broccolo. Sarà anche necessario utilizzare nuove piattaforme, diverse da quelle basate su mRna e sui vettori virali.

Secondo i dati più recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) i vaccini anti Covid allo studio sono 294, 110 dei quali in fase di sperimentazione; quelli approvati nel mondo, secondo l’osservatorio del New York Times, sono 12. Di questi ultimi nessuno genera immunità nelle mucose e solo pochissimi vaccini in fase di sperimentazione segue questa strada.

“Si è pensato, correttamente, che l’immunità sistemica protegga dalla malattia, ma adesso è opportuno riflettere sul fatto che l’immunità locale potrebbe impedire maggiormente la trasmissione”, dice Vella. Un’altra ragione per cui si è scelta la via dei vaccini sistemici, osserva Broccolo, è che “servono adiuvanti specifici e adesso la sfida è identificarli. Un vaccino più performante verso l’infezione e non solo verso la malattia, avrebbe – conclude il virologo – il grande vantaggio di bloccare la trasmissione virale e ridurre i richiami vaccinali”.


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