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Vaccini anti Covid, che cos’è e come funziona la quarta dose

Scritto da il 13 Luglio 2022

Varianti e sottovarianti del virus Sars-CoV-2 sollecitano continuamente il nostro sistema immunitario e sappiamo che i vaccini che abbiamo a disposizione sono stati progettati contro la versione originaria del virus, che adesso non c’è più. Che cosa significa perciò vaccinarsi e quale protezione si riceve? “Il vaccino è l’unica vera arma che abbiamo”, dice all’ANSA l’immunologo Guido Forni, già ordinario dell’Immunologia all’Università di Torino e membro della Commissione Covid-19 dell’Accademia dei Lincei.

“I vaccini, sia quelli a mRna sia quello proteico, Novavax, funzionano molto bene e inducono una buona risposta immunitaria e che persiste nel tempo, ma il virus contro cui sono diretti non esiste più. Di conseguenza – osserva Forni – solo il 25% degli anticorpi generati da questi vaccini è in grado di combattere le varianti del virus in circolazione, ma questo 25% non basta. Se circolasse ancora il virus di Wuhan, i richiami ripetuti non sarebbero necessari”.

Di qui la necessità dei richiami, ma quanti ne tollera il sistema immunitario?
“Il numero dipende dall’età. Per esempio, i giovani non hanno bisogno di richiami, mentre gli anziani devono fare i conti con l’immunosenescenza, ossia con la crescente difficoltà del sistema immunitario a ricordare le esperienze passate. I vaccini sono una sorta di ginnastica del sistema immunitario, che lo aiuta a mantenere alta la risposta”.

Ci sono test che permettano di capire se e quanto l’immunità è efficiente?
“Ci sono, ma sono complessi e utilizzati a scopo di ricerca, non sono test rapidi che si possono fare in ospedale”.


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